Il 21 ottobre 2026 la Subsidy Advice Unit, parte della Competition and Markets Authority, ha pubblicato il rapporto finale sul Critical Chemicals Resilience Fund proposto dal Department for Business, Innovation, Science and Trade. Lo schema prevede un budget complessivo di 350 milioni di sterline, disponibile dal 2026 fino a marzo 2030, con contributi fino al 50% dei costi di progetto per investimenti destinati a rafforzare continuità delle forniture, efficienza e resilienza di produzioni chimiche considerate strategiche. Le imprese potenzialmente ammissibili dovrebbero presentare un business case; il fondo non è descritto come schema di salvataggio o ristrutturazione e gli eventuali costi operativi potrebbero essere sostenuti soltanto in circostanze limitate ed eccezionali.
La SAU valuta l’Assessment of Compliance predisposto dal Dipartimento, non la convenienza politica del fondo e neppure direttamente la sua conformità alla legge. Il rapporto considera ben definito e supportato l’obiettivo di politica industriale, ma richiede più evidenze sull’addizionalità degli investimenti. Chiede inoltre di approfondire mercati geografici e di prodotto, criteri di selezione dei casi esaminati, dimensione dei singoli aiuti rispetto ai mercati e possibili effetti su concorrenti, ingresso e investimenti.
Nel bilanciamento, il Dipartimento indica benefici di continuità produttiva, sicurezza delle forniture e tenuta delle filiere, accanto a rischi di vantaggio selettivo, spostamento di produzione o investimenti e attesa di futuri interventi pubblici. La SAU invita a conteggiare soltanto benefici direttamente collegati all’obiettivo specifico del fondo e a verificare se la decarbonizzazione sia davvero pertinente a quel bilanciamento. Non risultano dal rapporto beneficiari selezionati, domande approvate o contributi concessi.
Lettura operativa: per un’impresa interessata alla filiera britannica, l’annuncio non equivale a una misura già accessibile. Conviene distinguere schema proposto, criteri finali, invito a presentare domanda, istruttoria sul business case e decisione individuale; occorre inoltre documentare controfattuale, necessità del sostegno, apporto privato, assenza di duplicazioni, risultati attesi e possibili effetti concorrenziali. Per operazioni Italia–Regno Unito, questi elementi vanno coordinati con struttura del progetto, contratti, aiuti pubblici e professionisti competenti nei due ordinamenti.
In pratica
Seguire l’atto attuativo e preparare un dossier che separi ammissibilità, addizionalità, cofinanziamento e impatto competitivo; il rapporto SAU non è una concessione né una garanzia di accesso al fondo. Luigi Palma · Palma Studio.