Il 5 novembre 2026 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato e presentato il Rapporto «Lo stato della concorrenza in Italia», realizzato con la collaborazione scientifica della Banca d’Italia e datato ottobre 2026. Il documento analizza il periodo 2010–2023 usando più indicatori complementari: margini di prezzo rispetto ai costi, concentrazione del fatturato, entrata e uscita delle imprese e stabilità delle posizioni di leadership. Gli autori precisano che l’analisi ha carattere sistemico e non sostituisce la definizione dei mercati rilevanti o l’esame di singoli casi nell’enforcement antitrust.
Nel settore privato non agricolo e non finanziario il markup aggregato stimato passa da 1,20 nel 2010 a 1,23 nel 2023. Il Rapporto qualifica la crescita come moderata e la collega soprattutto all’aumento dei margini all’interno dei comparti, non a un semplice spostamento dell’economia verso settori strutturalmente più profittevoli. L’andamento non è uniforme: manifattura, energia e commercio all’ingrosso mostrano aumenti, mentre nei comparti a maggiore contenuto tecnologico o più regolamentati i margini risultano in lieve flessione. Il dato non dimostra, da solo, un abuso o una restrizione della concorrenza.
La concentrazione del fatturato è aumentata durante la crisi del debito sovrano fino al 2014, per poi ridursi e tornare nel 2023 su livelli complessivamente vicini a quelli del 2010. Restano però differenze rilevanti tra attività: il Rapporto segnala livelli elevati, tra gli altri, nel trasporto aereo e marittimo, nelle telecomunicazioni e nei servizi postali, mentre commercio e ristorazione presentano strutture più frammentate. Le misure corrette per la dimensione locale risultano più alte delle misure nazionali, soprattutto nei servizi, a conferma che un dato aggregato può attenuare la concentrazione effettiva nei mercati territoriali.
Sul dinamismo imprenditoriale, la natalità netta delle imprese è rimasta negativa per gran parte dello scorso decennio ed è tornata positiva dal 2021. Le imprese leader conservano tuttavia un’elevata probabilità di restare nelle posizioni di vertice; il Rapporto rileva segnali di maggiore ricambio nell’ultimo quinquennio, ma anche consolidamento in comparti come petrolio, autoveicoli e trasporto marittimo e aereo. Le conclusioni parlano quindi di condizioni concorrenziali complessivamente stabili, con specifici elementi di attenzione, non di un miglioramento uniforme in ogni settore.
Lettura operativa dello Studio: per strategie di ingresso, crescita o acquisizione non basta applicare al caso concreto la media nazionale. Occorre definire il prodotto o servizio interessato, l’area geografica, le barriere all’entrata, i concorrenti effettivi, la stabilità delle quote e le condizioni contrattuali o regolatorie del comparto. Markup, HHI e CR4 possono orientare la raccolta dei dati e la due diligence, ma non sostituiscono la valutazione giuridica dell’operazione né anticipano una decisione dell’AGCM. Il Rapporto costituisce una base istituzionale per individuare le domande da approfondire, non una certificazione sul potere di mercato di una singola impresa.
In pratica
Il quadro aggregato è stabile, ma la contendibilità resta diseguale: nelle decisioni d’impresa servono dati sul mercato concreto, sulle barriere all’entrata e sulla persistenza dei leader. Luigi Palma · Palma Studio.