PALMA STUDIO

ACQUISIZIONI E FUSIONI · EUROPA

AkzoNobel–Axalta: via libera UE solo dopo la cessione nel refinish auto

La Commissione autorizza la fusione con una condizione strutturale: AkzoNobel deve cedere nello SEE l’intero ramo dei rivestimenti per riparazione auto a un acquirente idoneo, che dovrà essere approvato prima dell’attuazione dell’operazione.

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Il 6 novembre 2026 la Commissione europea ha autorizzato in fase I, ai sensi del regolamento UE sulle concentrazioni, la fusione tra AkzoNobel e Axalta. La decisione riguarda il caso M.12269, notificato il 17 settembre. L’autorizzazione è condizionata al pieno rispetto degli impegni offerti dalle parti: non equivale al completamento della fusione e non sostituisce le altre autorizzazioni ancora necessarie nelle giurisdizioni interessate.

L’indagine della Commissione si è concentrata sui rivestimenti per il vehicle refinish, utilizzati dalle officine per riparare veicoli danneggiati o usati e riprodurne il colore mediante sistemi di scansione, miscelazione e banche dati del fornitore. Secondo il comunicato ufficiale, i quattro maggiori operatori realizzano complessivamente fino all’80–90% delle vendite nello Spazio economico europeo; Axalta è il primo operatore e AkzoNobel il quarto, mentre ciascun concorrente esterno ai primi quattro ha una quota inferiore al 5% a livello SEE.

La Commissione ha ritenuto che il mercato fosse già molto concentrato, che le officine non potessero cambiare facilmente fornitore anche per la dipendenza dalle attrezzature di scansione e miscelazione e che le efficienze prospettate non fossero sufficientemente documentate o ampie da compensare il possibile pregiudizio. Nella configurazione iniziale, l’operazione avrebbe quindi potuto rafforzare sensibilmente il potere di mercato della società risultante, con il rischio di prezzi più elevati per le officine e, in ultima analisi, per i consumatori.

Il rimedio è strutturale. AkzoNobel deve cedere a un acquirente idoneo il proprio ramo dei rivestimenti per riparazione auto nello SEE, comprendendo un sito produttivo dedicato capace di gestire gli stessi volumi e gli altri beni, accordi di servizi transitori, diritti di proprietà intellettuale e personale necessari. L’acquirente dovrà essere già attivo nella fornitura di rivestimenti oppure operare in un settore industriale collegato. Un trustee indipendente controllerà gli impegni sotto la supervisione della Commissione.

La Commissione valuterà l’idoneità dell’acquirente in una procedura separata e le parti potranno attuare la fusione soltanto dopo la sua approvazione. Il comunicato delle società prevede il closing all’inizio del 2027, ma lo collega alle autorizzazioni ancora pendenti; al 6 novembre la pagina ufficiale della Competition and Markets Authority qualifica ancora come aperta la distinta istruttoria britannica. Il via libera europeo non anticipa quindi l’esito nel Regno Unito e non prova che la cessione o la fusione siano già state completate.

Lettura operativa dello Studio: nelle operazioni internazionali, una decisione condizionata va tradotta in una sequenza verificabile di obblighi, approvazioni e condizioni al closing. Per le parti e per le controparti contrattuali occorre distinguere il perimetro del ramo da separare, la continuità produttiva e del personale, proprietà intellettuale, servizi transitori, approvazione dell’acquirente e autorizzazioni delle altre autorità. Il valore annunciato dell’operazione non misura il prezzo del ramo da cedere e la decisione UE non autorizza a trattare come già integrati i due gruppi.

In pratica

Il via libera UE è subordinato a una cessione completa e a un acquirente approvato: autorizzazione, separazione del ramo, closing e controllo UK restano fasi distinte. Luigi Palma · Palma Studio.

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